IL NESPOLO

 

Foglie vestite di un verde sbiaditooltre-le-parole
danzano sulle note del tempo che fugge
orchestrate da un vento novello
che plasma il futuro spirando dall’alto.
Il nespolo non è più gravido
come in passato quando partoriva
uno sciame di piccole stelle gialle
che folgoravano le zolle impazienti.
Orfano di fecondità e scevro di vigore
sembra accasciarsi stanco e avvilito;
ora nel suo ventre custodisce l’assenza
e dai suoi rami germogliano solo i ricordi.
Nelle pieghe della memoria un bambino
esile e vivace con le braccia protese al cielo
alla ricerca di un frutto di nome vita.
Bambino scalzato da un uomo che osserva
con occhi dolci che trafiggono un vetro opaco.

ANGOLAZIONI

 

Guidata da una luce d’argentooltre-le-parole
e frenata da un tremore beffardo,
affiora una mano adunca e minuta che
disegna armonie di pacata sofferenza.
Un cuore che pare avvilito e ferito,
inaudito, stilla sangue denso e opaco
su un mondo impermeabile ed ignaro.
Il raggio di un lampione proteso
rischiara le corse di un bambino
che alla vita non osa chiedere troppo.
Le parole prima abbozzate e custodite
sputano sillabe mute che diventano
lo specchio di un vuoto interiore.

 

OSSIMORI

oltre-le-parole

 

Cavalco con impeto la gioia 
vagheggiando la sofferenza;
coltivo perennemente gli ideali
sradicando continuamente la morale;
“adotto” i sentimenti più genuini
partorendo una beffarda ipocrisia;
amo la vita agognando la morte.

LA GUERRA E L’ONORE

 

Partiti presto, stringendo tra le manioltre-le-parole
la freschezza e il vigore dei vent’anni,
una meta ignota ed un destino oscuro.
Le speranze stipate in uno zaino e
sulle spalle un fardello di nome Onore.
Sospinti dall’euforia e scortati dalla paura
inseguono con fatica la lepre della gloria,
difendendo una patria che non conoscono,
che da loro esige sacrificio, dolore e sangue.
Enormi paiono le distese all’orizzonte
dove gli spazi son riempiti dai silenzi.
Un suono sibillino e poi più niente,
solo un freddo devastante che stordisce
ed il cielo sospeso precipita in un istante.
Gli occhi dilaniati di una madre
non offrono lacrime all’araldo
e quando il sangue gela nelle vene
il freddo del figlio le ritorna in grembo.

IL DOLORE DELL’IMPOTENZA*

 
La terra si squarcia ribellandosi e
la natura infuriata prorompe devastante;oltre-le-parole
crollano le case spogliate e violentate,
mentre il fato osserva indifferente.
I cuori annaspano soffocati dalle macerie
e nel cielo spiccano sentimenti sospesi.
Un fantasma si aggira tra i corpi straziati;
tormentato ed inquieto sparge lacrime
di sangue bianco con gli occhi chiusi.
La morte risucchia la vita,
l’infinito divora il… finito,
il freddo gela le parole in gola
e tutti diventiamo… polvere!

* In occasione del terremoto in Abruzzo

INTRIGO DI DONNA

 
Luce, luce corvina di capelli che danzano
sulle note vibranti di un vento fluente;oltre-le-parole
si destano, si placano e, roteando ribelli,
si allontanano e poi ritornano, e sempre
brillano anelando incessantemente.
Gioia, gioia di uno sguardo profondo scagliato
da occhi che s’incendiano di un fuoco sacro;
crocevia di emozioni infinite e sofferenze inaudite,
culla di fervida ispirazione e feconda suggestione.
Magia, magia di un animo che si specchia
nell’immagine opaca di un mondo che non c’è;
tormento che si fa mistero e si pasce
vagheggiando tenebre dorate dove
tutto è sinonimo di nulla.