Il mio editoriale del giovedì su SpazioJuve

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Higuain, il costo a bilancio: colpo sostenibile

PENSIERI BIANCONERI

Io penso questo…

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DIECI ANNI FA

Nel luglio del 2011 il Procuratore federale, Dott. Palazzi, ci dice, nella sua relazione, che l’Inter violò l’art. 1 (slealtà sportiva) e, soprattutto, l’art.6 (illecito sportivo) ben più grave del primo. E ci dice che avrebbe seriamente “rischiato” la serie B. A quel punto, stranamente, si configura una situazione grottesca a metà tra il paradosso e la schizofrenia: Palazzi, a giudizio di molti calciofili ed esperti, fu giustamente fermo, severo e rigoroso nel 2006 e, invece, si dimostra ingeneroso, stupido e fallace in quel momento.
Dovremmo ricordare che alla Juve non fu contestato l’art. 6, ma solo l’art. 1 in una forma reiterata che portò l’organo requirente e giudicante a configurare una nuova tipologia di reato, ovvero l’illecito strutturato (una sorta di sommatoria dell’art.1). In questa sede non si discute degli scudetti revocati alla Juve, della retrocessione in B, della squadra smantellata, ecc. Qui nessuno vuole invocare il “tutti colpevoli, nessun colpevole”, bensì il “tutti colpevoli, tutti da condannare”. E non è importante la misura della colpa e della sanzione (più o meno non rileva…); se uno è meno colpevole deve pagare di meno, ma deve pagare. L’esigenza di far luce su tutto non dovrebbe essere un’istanza juventina, ma di tutto il sistema calcio, di tutti gli amanti di questo sport. Invece, in illo tempore ci fu una società che, rivendicando con fierezza la propria onestà, si fregiò di uno scudetto (e, a più riprese, Moratti ha affermato di considerarlo come quello che più sente suo…) assegnato non su basi giuridiche (non c’era nessuna necessità di farlo come dimostra la storia di altri scudetti non assegnati), ma in virtù di considerazioni etiche, morali, come premio alla lealtà sportiva, all’onestà ed alla trasparenza. Qualcuno indossava financo il frac di color bianco per rappresentare l’animo candido. Alla luce degli ultimi avvenimenti, tutto questo suscita rabbia e ilarità…Su un piano squisitamente morale ci si potrebbe chiedere: è più grave “peccare” e pagare per questo, o “peccare” e scagliarsi contro i peccatori, promuovere una “crociata” contro i disonesti, gonfiare il petto per la propria limpidezza? Un’ipocrisia che fa paura…
La tesi difensiva, alquanto bizzarra, è imperniata sul tentativo di accreditare come logica e fondata la versione che vorrebbe inquadrare tali misfatti come atti di difesa contro le ingiustizie altrui (della Juve of course…). E’ come se un ladro giustificasse le sue malefatte come risposta ai furti degli altri e per questo invocasse non solo l’impunità, ma anche il premio (scudetto a tavolino), gli applausi, la stima e la gratitudine degli astanti. E, purtroppo, qualche mente “illuminata” ha accolto con favore queste farneticazioni. Inoltre, risulta incomprensibile come anche degli intellettuali, particolarmente in auge negli ultimi tempi, possano avallare tali idiozie.
D’altro canto, in Italia è tutto un po’ strano. Un certo Guido Rossi, “galantuomo” ed interista doc (è stato anche componente del CDA della beneamata), in quel periodo uomo Telecom (quindi Tronchetti Provera, quindi Inter…), viene nominato commissario Figc (conflitto d’interessi???) e, per incanto, assegna lo scudetto all’Inter… Poi, zitto zitto, torna in Telecom. Missione compiuta verrebbe da dire…
E vogliamo parlare dell’aspetto gravissimo relativo all’insabbiamento operato per tutti questi anni? Chi ha nascosto le carte che inguaiavano l’Inter? E perché?
Poi, intervenne la prescrizione (che, stante l’assegnazione su basi etiche e non giuridiche, non avrebbe senso di esistere…). Dopo un anno dalla richiesta da parte della società Juventus di revocare quello scudetto “scippato” dall’Inter, la Federazione si dichiara…incompetente (in effetti qualcuno lo pensa sul serio…). E quindi, nonostante tutto, e ad onta delle clamorose (ma prevedibili) scoperte, lo “scudetto degli onesti” rischia di rimanere all’Inter. Pertanto, si conferma la “bontà” di quel premio all’onestà conferito a dei “disonesti” solo perché è passato un po’ di tempo. Peraltro, sarebbe bello capire perché sia passato tanto tempo prima che quelle carte si manifestassero…
Il dott. Moratti, che per tanto tempo è stato definito un vero “signore”, un gentleman, ecc., ha avuto la possibilità di dimostrare ciò che le parole dei suoi estimatori narravano, ma non ce l’ha fatta. Non ha voluto rinunciare allo scudetto o alla prescrizione…
E pensare che se fosse emerso tutto nel 2006, la “beneamata” non avrebbe potuto approfittare dell’assenza delle rivali, non avrebbe potuto comprare Vieira e Ibrahimovic, forse non avrebbe vinto quello che ha vinto dal 2006 in poi. D’altronde, che le vittorie dell’Inter, in questi anni, fossero figlie di Calciopoli lo pensavano in molti; solo che si pensava che fosse giusto così…
Eppure, intellettuali illustri e molto popolari come Marco Travaglio, anche dopo la relazione Palazzi, continuano a sostenere la bontà di quella scelta scellerata. E si professa pure juventino (forse per corroborare ancor di più la sua presunta obiettività, credibilità ed onestà intellettuale) il nostro…
In un articolo del 6 luglio 2011, dal titolo “Pallonari e Pallisti” afferma: <<[…] La qual cosa Palazzi non è riuscito a provare per nessun club, eccetto la Juve. Dunque è verosimile che, anche se l’Inter rinunciasse alla prescrizione, verrebbe assolta o privata di qualche punto. E, siccome le presunte pressioni interiste non sortirono effetti e ai tempi della Triade Bianconera l’Inter perdeva campionati truccati, nessuno scudetto deve passare di mano […]>>.
Ma come? Per anni si è presentato come ilo rigoroso cultore dei fatti, censore indefesso delle opinioni e delle presunzioni, mentre ora si lascia andare ad una mera verosimiglianza?
E anche nel caso lo si volesse seguire sul terreno della presunzione, e ammettessimo, come dice Travaglio, che l’Inter rischiava al massimo una penalizzazione (come le altre), chi può dire che quella penalizzazione non le avrebbe impedito di scavalcare il Milan?
E dimostra altresì di non capire (o di non voler capire) che l’assegnazione fu decisa su basi etiche e non giuridche.
In realtà il buon Travaglio porta avanti una battaglia (giusta o sbagliata che sia non è importante in questa sede), ne fa la sua linea editoriale, individua il bersaglio di tale battaglia (Berlusconi, Moggi-Giraudo, Napolitano, Renzi) e snocciola i “fatti” da un’angolazione, da quella funzionale alla sua battaglia…Lui dice la verità, ma spesso dice una verità parziale ovvero quella che fa comodo alle sue battaglie. Il caso di Calciopoli, del conflitto d’interessi e dello scudetto assegnato a tavolino, è emblematico. A proposito di conflitto d’interessi, ne ha fatto una questione vitale (giustamente) per Berlusconi, ma dinanzi a quello di Guido Rossi (Inter-Figc-Telecom quindi Tronchetti Provera quindi Inter è stato il suo percorso) non ha battuto ciglio, anzi…ne ha approvato i frutti! E anche sul fatto molto grave che quelle intercettazioni non siano arrivate alla giustizia sportiva (parlo di quella sportiva proprio per “scavalcare” eventuali obiezioni fondate sulla irrilevanza penale che induceva a non trasmetterle), se non dopo la prescrizione, non dice niente! Non si tratta di un fatto da raccontare e analizzare? Ma non è funzionale alla sua linea…
E mi sembra che abbia praticato il silenzio anche sulla penalizzazione inflitta al Milan che, in un primo momento, impediva ai rossoneri di partecipare alla Champions 2006-2007, salvo poi, dopo una rettifica migliorativa della penalizzazione, consentire la partecipazione che culminò, addirittura, nella vittoria della Champions stessa! Ma il suo bersaglio era la Juve, Moggi, Giraudo, tutto il resto passava in cavalleria…
Sullo scudetto di cartone assegnato all’Inter, non poteva e non voleva (e ancora oggi non può e non vuole) ammettere di essersi sbagliato clamorosamente perché quella ammissione avrebbe significato sconfessare in parte (quella relativa alla bontà della scelta di assegnare lo scudetto all’Inter) 5 anni di articoli, editoriali, libri, interviste televisive, ecc. E non conviene…
Resta il fatto che a dieci anni da Calcipoli e a cinque dalla relazione Palazzi, quello scudetto rimane incredibilmente e ignobilmente nelle mani di chi lo ebbe in premio per la specchiata moralità, arrivando terzo a 15 punti dal primo e, si scoprì più tardi (troppo tardi…), “rubando” poco per difendersi da chi “rubava” molto…

COMPETENTE A CHI?

A ottobre tutti a processare la Juve e la campagna acquisti. E tutti ad incensare l’Inter e la campagna acquisti…e molti a vedere la Roma favorita per lo scudetto perché con la rosa migliore…
Giorgio Ravaioli, opinionista forbito di Top Calcio 24 (Tele Lombardia e Antenna 3) diceva che Alex Telles era meglio di Alex Sandro! E questo giudizio veniva espresso nei primi giorni di gennaio quando già Alex Sandro aveva fatto vedere di che pasta fosse fatto.
Roberto Pruzzo, mitico centravanti della Roma negli anni ottanta, su Tuttomercatoweb (che riprendeva la dichiarazione rilasciata ad una radio credo…) diceva che la Juve, che poi avrebbe fatto quello che ha fatto, aveva sbagliato in pieno la campagna acquisti e che era da rifondare!
Enzo Gambaro, ex calciatore di livello modesto, su Gazzetta Tv (canale 59) affermava con una certa prosopopea che Allegri non capiva un c…e che l’Inter era la favorita per lo scudetto! Anche Zola dava l’Inter favorita davanti alla Juve (primi di gennaio).
Massimo Caputi (Responsabile sport de Il Messaggero e opinionista televisivo affermato), invece, al Processo del Lunedì su Raisport 1 e Rai 3 pronosticava Inter, Roma e Napoli per i primi tre posti. Sconcerti, Vialli e Caressa vedevano Inter e Roma favorite per lo scudetto!
Lavoro spettacolare di Mancini era la chicca di Ivan Zazzaroni (opinionista di punta de La Domenica Sportiva e “giudice” a ballando con le stelle). Un allenatore che non è riuscito a dare uno straccio di gioco e di identità in quasi due anni e che è arrivato quarto (a tredici punti dalla terza) dopo che, grazie a tanti fattori concomitanti, era stato primo per tanto tempo…E Sarri? E Giampaolo? E Di Francesco? Che aggettivi vogliamo utilizzare???
Luigi Garlando, altro grande estimatore del Mancio, sulle pagine della rosea esaltava l’allenatore dell’Inter per la scelta di Felipe Melo (???). Inoltre, la mancanza di gioco, a suo dire, evidenziava ancor di più i meriti dell’allenatore per i risultati raggiunti senza l’ausilio di un gioco! Quindi, un allenatore è più bravo se non riesce a dare un gioco alla sua squadra…
Gianni Valenti (vicedirettore de La Gazzetta dello Sport), in un editoriale apparso sulla rosea, dopo solo due giornate, faceva già il conto dei punti di vantaggio sulle rivali che l’Inter poteva amministrare…
Alberto Cerruti (uno dei giornalisti sportivi più affermati e stimati), su La Gazzetta dello Sport del 12 gennaio, dice che il Napoli è favorito sulla Juve per 5 motivi. Tra questi: perché ha vinto lo scontro diretto (quindi non il contrario visto che ci sarebbe stato il secondo scontro diretto a Torino che poi in effetti il Napoli ha perso); perché è più completa avendo un regista di ruolo come Jorginho e non un adattato come Marchisio (quindi per definire una squadra più completa non si guarda alla vastità della rosa, alla bontà dei ricambi in ogni ruolo, ma solo al fatto che si abbia un regista di ruolo o meno. Peraltro, anche come regista sempre meglio Marchisio di Jorginho…
I primi di febbraio Gianni Valenti (quello dei punti da amministrare) in un editoriale su La Gazzetta, disquisendo di Inter, critica campagna acquisti, scelte sbagliate, gioco, personalità, ecc. Chiamasi inversione a U…
Il 29 febbraio, invece, Luigi Garlando, in un altro editoriale su La Gazzetta continua a ritenere positivo il lavoro di Mancini dopo ben due mesi di tracollo senza precedenti, spogliatoio spaccato, scelte rinnegate da lui stesso, assenza cronica di un barlume di gioco, di idee e personalità, una serie di atteggiamenti a dir poco censurabili nei confronti di arbitro e giornalisti, ecc. Immaginiamo solo per un istante se il suo lavoro fosse stato negativo…

Questa sequela di profezie dimostra come in Italia la meritocrazia sia calpestata sia nella fase di ascesa che in quella di discesa. Cioè, non solo risulta assai difficile imporsi per soli meriti, ma una volta arrivati, risulta assai difficile regredire per demeriti! Basta farsi un nome, o avere un passato ed è fatta. Non importa più quello che dimostri di sapere o di ignorare. Come si può continuare ad interpellare uno come Pruzzo che a ottobre vede una Juve disastrosa e disastrata che necessita di una profonda rifondazione?

E tali giudizi smentiscono clamorosamente la teoria, intrisa di retorica banale, che uno del “mestiere” sia sicuramente più preparato di un altro non del mestiere. In realtà, conta sempre l’intelligenza ovvero, secondo l’etimologia del termine, la capacità di leggere dentro. Se una persona è intelligente e segue con costanza e con grande passione una materia, sarà sicuramente più competente di un’altra meno intelligente che fa di quella materia il proprio lavoro. Naturalmente, parlando di persone più o meno intelligenti, non ci riferiamo ai nomi che abbiamo citato. Il nostro discorso vale come teoria generale…