BILANCIO EUROPEO

E dunque, dopo un mese di battaglie più o meno avvincenti, fu Portugal. La vittoria dei lusitani fa bene a tutti. Entra nel lotto delle vincitrici un altro paese, che pure aveva espresso potenzialità notevoli in passato (leggasi europeo del 2004 perso in finale in casa contro la Grecia, oppure mondiale del ’66) senza mai riuscire a concretizzare. Quando vince una squadra outsider è sempre una bella storia, quella di Davide contro Golia ovvero del più debole (e quindi più amato) che prevale sul più forte (magari ammirato, temuto, ma poco amato). Inoltre, nel corso della finale, la storia ha assunto i contorni della favola quando, dopo l’infortunio della stella Ronaldo al minuto quindici circa, sembrava che tutto fosse stato scritto e ordito da una mano (in)visibile…Tutti hanno pensato che fosse destino per il Portogallo praticare l’astinenza sine die. Invece, come nelle migliori narrazioni epiche, i gregari hanno attinto nuova forza ed energia, hanno alimentato il loro orgoglio e la voglia di sfidare quel fato che pareva ostile, in altre parole hanno vinto!
Da un punto di vista tecnico, abbiamo assistito ad una rassegna dai contenuti mediocri. Il sottoscritto, prima dell’inizio della competizione, aveva pronosticato la Francia perché, nonostante fosse inferiore sulla carta a Germania, Spagna e forse anche Belgio, poteva contare sull’apporto del pubblico, sui favori ambientali, sulla tradizione, ecc. Deschamps, che adoravo come calciatore, e pensavo che potesse diventare un grande allenatore, mi ha deluso. La sua squadra non aveva uno straccio di organizzazione e di schemi. Puntava tutto su due-tre individualità in grado di decidere le sorti di un match. L’impiego di Pogba (comunque deludente) nel ruolo di mediano davanti alla difesa ha costituito uno scempio tattico e calcistico enorme. Se il giovane talento francese viene ingabbiato in compiti tattici eccessivi, e lo si priva della possibilità di incunearsi e di scorrazzare a suo piacimento, soprattutto in zona goal, diventa un calciatore normale, ininfluente. E poi il tecnico francese pareva assai mogio, quasi sempre seduto in panchina, incapace di trasmettere grinta e motivazioni ai suoi, con poca personalità. E pensare che per cinque anni ha giocato insieme a Conte nella Juve…
Anche la Germania, che tutti considerano la migliore al mondo (per me l’Argentina è molto più forte), non ha fatto sfracelli. I suoi centrocampisti offensivi-trequartisti, da molti considerati campioni, sono in realtà calciatori assai dotati tecnicamente, ma inconcludenti, discontinui, poco incisivi. Ozil, Draxler, Goetze, ecc., non saranno mai dei campioni con la C maiuscola. Dei teutonici gli unici veramente top sono: Neuer, Kroos e Mueller (che pure non ha segnato nemmeno un goal). Il Belgio si è dimostrato un insieme di individualità, anche qui alcune assai sopravvalutate (De Bruyne), ma senza un gioco di squdra, un’anima, una mentalità vincente, una storia alle spalle.
La Spagna, che per me rimane la più forte d’Europa sulla carta, ha pagato la fine di un ciclo. Molti suoi campioni (questi sì con la C maiuscola) sono apparsi svuotati, stanchi, privi di motivazioni forti. L’Inghilterra, la solita storia…Maestri de che???
Il Portogallo ha vinto ma senza convincere. Una squadra che vince una sola partita su sette nei novanta minuti…e con un pareggio per 3-3 con l’Ungheria (pronosticato da tutti), che ha qualificato entrambe (Portogallo passato come una delle terze con soli tre punti), fa riflettere molto, anche sulla formula scellerata che ha prodotto un tabellone surreale.
L’Italia ha fatto un’ottima figura. Si è dimostrata la migliore per coesione, spirito di squadra, organizzazione, sagacia tattica. Conte, al di là del risultato finale, ha surclassato i colleghi.
Purtoppo, un Barzagli in lacrime è stato buon profeta a ipotizzare che dopo poco tempo nessuno si sarebbe ricordato di questa grande prova offerta dagli azzurri. Leggo la Top 11 dell’Uefa e non trovo italiani. Non c’è Buffon, ancora monumentale, ma Rui Patricio! Non c’è Bonucci (o Barzagli e Chiellini), ma ci sono Pepe e Boateng! Dopo il fallo di mano puerile contro l’Italia che ha provocato un rigore che poteva essere esiziale per loro, dovrebbe essere confinato in un’isola, invece lo considerano migliore dei nostri tre baluardi. Chi vince, ahinoi, ha sempre ragione. Ma non dovrebbe essere sempre così banale e superficiale il giudizio…
In conclusione, le squadre che hanno dato di più, suscitando emozioni forti, e che io considero le vincitrici morali del torneo, sono: Italia, Galles e Islanda.

UN VERO TRAVAGLIO…

In questi giorni tutti pazzi per l’Italia di Conte che riesce a trasmettere valori postivi e rari quali l’orgoglio, il senso di appartenenza, lo spirito di sacrificio e di dedizione, ecc. Il mondo ce lo invidia e molti cominciano a definirlo il numero uno in assoluto. Ma Marco Travaglio, a “Un giorno da pecora” su Radio 2, intervista ripresa da Calciomercato.com, afferma di tifare contro l’Italia perché infastidito da Conte. E candidamente ammette di aver tifato sempre contro la Nazionale tranne che nel periodo di Bearzot e Zoff…
Poi dice di preferire la Germania del ’74 all’Olanda del ’74, confermando di capire veramente poco di calcio! Dice, con tono sprezzante (mi pare…) che l’Olanda pensava di aver inventato il calcio moderno…E chi l’avrebbe inventato allora?
In altre parole, Travaglio conferma che, spesso, propone teorie che sembrano finalizzate a forgiare un’immagine di se stesso come di quello che va sempre controcorrente, di quello originale e mai banale, di quello che antepone la “questione morale” (Bearzot e Zoff due persone perbene, umili, antidivi, ecc.) anche quando deve tifare o meno per la Nazionale. Cioè dice delle cose (che forse nemmeno pensa…) perché gli piace accreditarsi come un “personaggio”, uno che canta fuori dal coro. Il suo problema è che, non di rado, stona…E, probabilmente, detesta le primedonne perché gli rubano la scena…

UN LEONE CONTRO TRE LEONI

Antonio Conte, in questo momento, può essere definito il miglior allenatore del mondo. Sul podio ci metterei anche Guardiola e Simeone. Il tecnico salentino però riesce a coniugare le qualità degli altri due. Guardiola è maestro nel dare un gioco bello e coinvolgente alle squadre che allena, ma lo fa con giocatori di grande qualità. Riesce a conferire un’identità estetica ma non sempre un’identità caratteriale, temperamentale. Vorremmo vederlo all’opera con squadre composte da giocatori non eccelsi sul piano individuale come è l’Italia di oggi. Il Cholo Simeone, invece, al contrario di Pep, imita Conte nel trasferimento di qualità morali e di conoscenze tattiche. Anche lui riesce a fare grandi imprese con un materiale umano che dal punto di vista del talento non è paragonabile a quello dei top team. Anche lui è capace di creare un gruppo pronto a tutto, un insieme di persone che diventano una persona sola, con un solo obiettivo: superarsi. In altre parole, riesce a tirar fuori dai propri uomini più di quello che altri riuscirebbero a fare. Ma, rispetto al nostro Commissario Tecnico, non propone un gioco armonioso, armonico, bello anche dal punto di vista estetico. Una squadra di Simeone difficilmente avrebbe regalato una prestazione come quella di ieri contro le furie rosse. L’Italia, considerando anche lo spessore dell’avversario, non forniva una prestazione di tal tenore da circa dieci anni. E’ una vittoria che entusiasma, che partorisce emozioni, che ingenera orgoglio e spirito d’appartenenza, merce rara nell’attuale contingenza. E’ il frutto del lavoro di un vero leone! E leggere di molti juventini (miei compagni di fede) che non esultano per le vittorie di Conte e della Nazionale riconducibile all’odiata FIGC, fa rabbrividire. Non siate così stolti e ottusi…
A fare da contraltare all’entusiasmante cammino azzurro, ci pensa la Nazionale dei tre leoni(???). Gli inglesi si regalano un’altra Brexit. Come nella vita e nella politica, gli inglesi pensano di confrontarsi con gli altri da un piedistallo. Sono gli inventori e i maestri del calcio, ma, quasi sempre, portano a casa sonore bocciature. Il loro sistema calcio è il più ricco del pianeta, il più visto ed ammirato, il più ambito, il più inseguito, ma poi con la Nazionale inanellano figuracce e risultati mediocri (a parte un Mondiale abbastanza pilotato…). Può il calcio inglese affidarsi ad uno come Hodgson? Ecco, la differenza tra noi e loro si riflette nel parallelo Conte-Hodgson. Basta guardare dieci minuti di partita per capire ciò che trasmette Conte e quello che non trasmette Hodgson. Possibile che non riescano a trovare un tecnico in grado di tirar fuori qualcosa da un gruppo che, comunque, può contare su alcuni giovani di sicuro talento? E’ questa la cifra dei maestri inglesi. Maestri di fallimenti…