UN LEONE CONTRO TRE LEONI

Antonio Conte, in questo momento, può essere definito il miglior allenatore del mondo. Sul podio ci metterei anche Guardiola e Simeone. Il tecnico salentino però riesce a coniugare le qualità degli altri due. Guardiola è maestro nel dare un gioco bello e coinvolgente alle squadre che allena, ma lo fa con giocatori di grande qualità. Riesce a conferire un’identità estetica ma non sempre un’identità caratteriale, temperamentale. Vorremmo vederlo all’opera con squadre composte da giocatori non eccelsi sul piano individuale come è l’Italia di oggi. Il Cholo Simeone, invece, al contrario di Pep, imita Conte nel trasferimento di qualità morali e di conoscenze tattiche. Anche lui riesce a fare grandi imprese con un materiale umano che dal punto di vista del talento non è paragonabile a quello dei top team. Anche lui è capace di creare un gruppo pronto a tutto, un insieme di persone che diventano una persona sola, con un solo obiettivo: superarsi. In altre parole, riesce a tirar fuori dai propri uomini più di quello che altri riuscirebbero a fare. Ma, rispetto al nostro Commissario Tecnico, non propone un gioco armonioso, armonico, bello anche dal punto di vista estetico. Una squadra di Simeone difficilmente avrebbe regalato una prestazione come quella di ieri contro le furie rosse. L’Italia, considerando anche lo spessore dell’avversario, non forniva una prestazione di tal tenore da circa dieci anni. E’ una vittoria che entusiasma, che partorisce emozioni, che ingenera orgoglio e spirito d’appartenenza, merce rara nell’attuale contingenza. E’ il frutto del lavoro di un vero leone! E leggere di molti juventini (miei compagni di fede) che non esultano per le vittorie di Conte e della Nazionale riconducibile all’odiata FIGC, fa rabbrividire. Non siate così stolti e ottusi…
A fare da contraltare all’entusiasmante cammino azzurro, ci pensa la Nazionale dei tre leoni(???). Gli inglesi si regalano un’altra Brexit. Come nella vita e nella politica, gli inglesi pensano di confrontarsi con gli altri da un piedistallo. Sono gli inventori e i maestri del calcio, ma, quasi sempre, portano a casa sonore bocciature. Il loro sistema calcio è il più ricco del pianeta, il più visto ed ammirato, il più ambito, il più inseguito, ma poi con la Nazionale inanellano figuracce e risultati mediocri (a parte un Mondiale abbastanza pilotato…). Può il calcio inglese affidarsi ad uno come Hodgson? Ecco, la differenza tra noi e loro si riflette nel parallelo Conte-Hodgson. Basta guardare dieci minuti di partita per capire ciò che trasmette Conte e quello che non trasmette Hodgson. Possibile che non riescano a trovare un tecnico in grado di tirar fuori qualcosa da un gruppo che, comunque, può contare su alcuni giovani di sicuro talento? E’ questa la cifra dei maestri inglesi. Maestri di fallimenti…

BR…EXIT

Gli inglesi hanno deciso di andare. E subito si accodano la Le Pen, Salvini e gli altri euroscettici. Prima di sfoggiare soddisfazione e volontà di emulazione, io aspetterei un po’…Vediamo se tra qualche anno i sudditi dell’Impero che non c’è più (ma loro ancora non se ne rendono conto) penseranno ancora che la exit way fosse la strada maestra.
E, forse, bisognerebbe condurre un’analisi sociologica sui perché di questo voto. Innanzitutto, l’onda di protesta (qualcuno la definisce populismo), che in questi anni ha trovato un mare propizio, continua ad alimentarsi a causa della crisi economica e delle disuguaglianze che la società attuale porta in dote. Inoltre, si dovrebbe anche valutare il grado d’istruzione, il livello culturale e l’elemento anagrafico (fascia d’età) di chi ha votato sì e di chi ha optato per il no; in questo modo si otterrebbe qualche risposta illuminante. E, the last but not the least, il rifiuto di accogliere, di farsi carico di una quota di immigrati, una buona dose di razzismo e di xenofobia, hanno giocato un ruolo decisivo nell’orientare il voto. Comunque, il popolo ha deciso così e così sia…
Intanto, alla luce del voto in Scozia e Irlanda del Nord, si profila un’altra Brexit, questa volta non della…ma dalla…E anche il Regno Unito sarà probabilmente meno unito; si ritorna alle divisioni e alle disgregazioni dopo la corsa alle unioni.
Certo, pensare ad un ritorno ai nazionalismi, o ai regionalismi, provincialismi e localismi, evoca un passato poco rassicurante e per certi versi assai inquietante.
Tuttavia, anche per chi, come me, crede che sia meglio stare in Europa piuttosto che ritornare nell’alveo degli antichi recinti che determinano emarginazione e isolamento, è giunto il momento di rivendicare un’Europa diversa.
Questo voto deve rappresentare un input utile per accelerare nella direzione di un’Europa unita per davvero. L’immobilismo in termini di unificazione effettiva sul piano politico, politiche economiche improntate al principio dell’austerity anche quando la contingenza richiedeva buon senso ed elasticità, una burocrazia eccessiva che, in paesi come l’Italia, s’innesta su un sistema già ridondante ed intollerabile, un senso di lontananza e di governo fittizio, un modus operandi che acuisce il sentire comune di un modello di governance presidiato da burocrati, lobbies, establishment, élites di varia natura, sono tutti elementi che necessitano di una riflessione attenta e ponderata. E’ ormai improcrastinabile un cambio di rotta, un ripensamento di quelle che, fino ad oggi, sono state le coordinate di un cammino che rischia seriamente di sfociare in una ritirata indecorosa.