ORA SI DEVE VOLTARE PAGINA

La Juve esce molto male dalla Champions nell’anno che sembrava quello giusto per centrare l’obiettivo. A una squadra già tra le più forti d’Europa, veniva aggiunto uno dei due marziani dell’epoca attuale, una macchina da gol infernale, soprattutto in Champions. Inoltre, ci si trovava ai quarti dopo una rimonta agli ottavi, mai fatta prima, che poteva rappresentare la svolta decisiva sul piano psicologico. E in campionato il vantaggio abissale permetteva una gestione tranquilla per convogliare tutte le energie verso il bersaglio grosso. E per finire, ai quarti di finale mancavano tre avversari molto pericolosi come Real, Bayern e Psg. A dispetto di tutto, invece, si va incontro all’eliminazione più amara, cocente e con minor dignità (testa alta) degli ultimi cinque anni (gestione Allegri). Forse per giustificare l’eliminazione si sta sopravvalutando l’avversario. L’Ajax gioca benissimo, è bello da vedere, merita assolutamente la semifinale e il nostro tifo, ma rimane una squadra con soli quattro-cinque giocatori di grande livello. Il resto della squadra è composto da giocatori mediocri (Onana, Veltman, Mazraoui, Schone, Sinkgraven che, peraltro, non giocava da circa diciotto mesi) e da potenziali grandi giocatori che fuori da quel contesto non sarebbero gli stessi (Tadic, Ziyech, Neres). La loro cavalcata terminerà non appena troveranno una squadra che, oltre ad essere molto più forte a livello di individualità (come era la Juve), abbia una buona brillantezza anche sul piano fisico. I primi quindici minuti dell’altro ieri hanno dimostrato che al cospetto di un avversario che corre e pressa diventano una squadra normale.
Ora, al di là di un gioco sempre troppo prudente (e inspiegabile con un parco giocatori di quel livello), che in Europa non paga, e di una sopravvalutazione di alcuni giocatori da parte della critica (Pjanic e Bernardeschi su tutti), si deve fare una riflessione seria sulla condizione di forma con la quale la Juve si presenta alla fase cruciale della competizione. Sono convinto che la Juve di ottobre o novembre avrebbe eliminato senza problemi l’Ajax di martedì scorso. Ma è inutile essere in forma a novembre per poi crollare a marzo-aprile (vedere secondo tempo a Madrid contro l’Atletico, ad Amsterdam e a Torino contro l’Ajax). E, dopo la sosta di fine anno, la Juve non è stata più brillante. E poi gli infortuni a catena di giocatori fondamentali! Anche qui non si può pensare che sia un caso. Se tu hai giocatori di una certa età e di una certa fragilità, e alcuni di essi hanno anche giocato la finale del mondiale a luglio (e si sa che l’anno post-mondiale è sempre “pericoloso”), li devi gestire meglio, devi spremerli di meno, devi preservarli di più. E se hai una rosa così ampia, e un vantaggio più che rassicurante in campionato, non puoi non fare così! Per fare degli esempi, Chiellini non deve giocare a Cagliari dove prende la botta che lo mette fuori causa per i quarti di Champions! E Mandzukic, che ha 33 anni e che ha giocato il mondiale fino alla fine, non può giocare sempre, anche quando si vede che non si regge in piedi. E qui ci sono le colpe di Allegri, dello staff, dei preparatori e, azzardo, della società che non “obbliga” lo staff tecnico a pensare solo alla Champions. Anche perché con i competitors attuali il campionato lo vinci anche non volendo. E basta con la cazzata che non bisogna mollare niente, che una grande società punta a vincere tutto, e altre amenità del genere. Tu devi vincere la Champions e basta! Il resto è optional. Vincere dieci scudetti consecutivi e non vincere la Champions ti espone alla derisione degli antijuventini (naturalmente ingiustificata) che tifano per squadre che ormai sono solo delle “squadrette”, ma che si tolgono queste soddisfazioni dipingendoci quasi come fossimo lo “zimbello d’Europa”. E allora bisogna cambiare approccio! Ora vinceremo lo scudetto con sei giornate di anticipo, e poi? Su quale obiettivo ci concentriamo? Era meglio vincerlo con due-tre giornate di anticipo e pensare alla semifinale di Champions, no? Martedì in campo c’erano solo sei-sette giocatori su ventitré in condizione fisica accettabile (al di là della prestazione più o meno positiva degli stessi). E questo non è accettabile! Situazione già vista due anni fa nella finale di Cardiff. E anche l’anno scorso, a dispetto del miracolo sfiorato al Bernabeu, la squadra non era brillante nel momento clou della Champions (vedasi andata e ritorno degli ottavi con il Tottenham e andata dei quarti in casa con il Real). E’ necessario un cambio di filosofia sia in termini di gioco sia in termini di priorità. E la preparazione fisica deve essere modulato in base alle priorità. L’eliminazione è frutto di tante componenti, ma quella preponderante è costituita dalla condizione fisica sconcertante (infortuni, reduci da infortuni e giocatori fuori forma). La mancanza di gioco, la carenza di personalità di alcuni elementi, o l’involuzione tecnica di altri (ad esempio Alex Sandro), vengono dopo. E per cambiare registro serve una svolta decisa, forte, a cominciare dall’allenatore…

COERENZA DEI PERDENTI

Esiste una società di calcio che sventola, impudentemente, la bandiera dell’onestà e che per questo, vergognosamente, ottiene uno scudetto vinto da altri ed assegnato da un Commissario straordinario che fino a poco tempo prima era membro del Cda della stessa società e manager di altre aziende della galassia “vicina” alla stessa società (e tifoso dichiarato della squadra in questione). Poi, quando si scopre che neanche loro erano così onesti (relazione Palazzi…), non rinunciano alla prescrizione perché sanno bene che in caso contrario rischierebbero molto. E continuano a dichiararsi limpidi e puri, additando al contempo i dirigenti della storica rivale come malfattori, delinquenti, incarnazione del male. Ma, inspiegabilmente, cercano di ingaggiare (Moggi), o ingaggiano ufficialmente (Marotta) quegli stessi dirigenti. E continuano a dichiararsi esempi di specchiata moralità. E quegli altri, che vincono quasi sempre, rimangono sempre e comunque lo specchio del male.
E’ una storia tutta italiana. E purtroppo, non sono solo i tifosi di questa società (che perde perché perdente nel Dna) a disconoscere la realtà. Ci sono anche tanti opinionisti e “intellettuali del ramo” a perseverare nell’avallare una farsa di questo tipo…

LO SCANDALO SIETE VOI

E come al solito ci tocca fare un po’ di chiarezza in un paese sovraffollato di idioti.
Parliamo di Inter-Juve, naturalmente. Si è scatenato l’inferno in un’orgia di follia incontrollata. Analizziamo i singoli episodi.
Pronti via, al 5′ ammonizione di Cuadrado (giusta) che non sembra avvalorare la tesi di un arbitraggio favorevole alla Juve.
Al 18′ sacrosanta espulsione di Vecino al quale era stato risparmiato un giallo al 7′ per fallo su Khedira. Alla luce dell’intervento e del danno procurato (10-12 punti di sutura per Mandzukic) è da dementi negarlo. Peraltro, Orsato lo ammonisce soltanto, continuando a smentire la tesi di un arbitro pro Juve. E’ solo il Var che lo induce giustamente ad estrarre il rosso!
In occasione del gol annullato a Matuidi ci sarebbe un mezzo fallo da rigore su Higuain che, nel mentre sta calciando in porta da 5 metri, viene ostacolato e buttato giù da Skriniar.
Nel secondo tempo l’unico vero errore grave che favorisce la Juve ovvero la mancata espulsione di Pjanic per secondo giallo. Inoltre, c’erano altri due falli ad opera di giocatori bianconeri che meritavano il giallo.
Nel secondo tempo ci sarebbe un altro rigore netto su Matuidi che, sportivamente, rimane in piedi e quindi trae in inganno l’arbitro.
A tempo scaduto (per onestà intellettuale diciamo che non influisce sul risultato che è già sul 3-2 per la Juve) l’errore più grave in assoluto; ed è ai danni della Juve: Skriniar scaraventa a terra con una spallata violenta Higuain lanciato a rete. Il difensore si disinteressa del pallone. Ci stava punizione dal limite ed espulsione per chiara occasione da gol.
Ora, dopo questa rassegna di errori, gridare allo scandalo per un arbitraggio pro Juve è una vergogna tutta italiana. L’Inter stava comunque vincendo al 87′ ed ha perso perché il suo illuminato allenatore tira fuori Icardi (spauracchio della Juve) e inserisce Santon che, infatti, ha sulla coscienza i due gol!
Rimane la prestazione disastrosa di Orsato, ma non a favore della Juve. Orsato ha favorito, e allo stesso tempo danneggiato, entrambe le squadre. Le parole di Antonello (che mentre parlava leggeva con una flemma tutta interista…) circa lo scandalo visto in tutto il mondo, rappresentano il “vero scandalo”. E la stupidità naif e radical chic di Bonolis che, a proposito di Calciopoli, invece di pensare alla prescrizione dell’Inter e allo scudetto assegnato vergognosamente alla sua squadra, fa balenare l’idea di radiazione mancata della Juve (unica a pagare ma non l’unica colpevole), costituisce la prova provata del livello culturale deficitario di questo popolo. Poi abbiamo assistito a ricostruzioni farlocche e demenziali in merito ai labiali di Tagliavento e Allegri, al saluto tra i due, alla Procura Federale che si stava muovendo, ad un presunto fratello juventino di Orsato festante, ecc. Tutto smentito ed evaporato in un respiro…In altre parole, si cercava di alimentare ancora una volta un clima propedeutico ad una nuova e fantomatica Calciopoli. Questa è la vera violenza! E questo genera violenza!
E’ solo frustrazione allo stato puro in quanto per l’ennesimo anno gli interisti rimarrano fuori dal calcio che conta (Champions) perché sono una squadra e una società mediocre. E la Juve, invece, nonostante l’abisso di Calciopoli, sta per vincere il settimo scudetto consecutivo (record che probabilmente verrà aggiornato nei prossimi anni per poi diventare ineguagliabile per un paio di secoli circa…). E quando Oliver fischiava un rigore discutibile al 93′ a favore del Real che, magari, impediva alla Juve di vincere la Champions, Bonolis e gli altri interisti “onesti” gridavano allo scandalo o esultavano?
Veniamo al Napoli e al suo indegno sindaco che parla di furti di Stato e di calcio. Stiamo parlando di un ex magistrato. E anche questo rappresenta una spia dello squallore e del degrado che attanaglia il paese. Questo signore è recidivo. Più volte si esprime e si comporta come un buzzurro della peggior specie, istiga all’odio e alla violenza. Non ci addentriamo in valutazioni di natura politico-istituzionale (che pure sarebbero opportune), ma ci chiediamo cosa stia aspettando Andrea Agnelli a querelare questo agitatore di popolo tutelando l’immagine e l’onorabilità della Juventus…
Il Napoli ha perso a Firenze 3-0 senza tirare in porta perché la Juve aveva vinto contro l’Inter? E perché mai? Se avesse vinto a Firenze sarebbe rimasto a un punto dalla Juve e, con la trasferta dei bianconeri a Roma, le chanches di scudetto sarebbero rimaste inalterate. In realtà il Napoli perde malamente a Firenze (come io sostenevo già da giorni) perché, nonostante la vittoria allo Stadium, era in netto calo e, soprattutto, perché carente di carattere, abitudine ai vertici e mentalità vincente. Il Napoli avrebbe perso a Firenze a prescindere! E se il sindaco di Napoli riuscisse ad elevarsi al di sopra della propria natura, forse sarebbe in grado di afferrare tale verità.
Calciomercato.com (sito autorevole e non vicino alla Juve) stila e aggiorna la classifica degli errori arbitrali pro e contro. Ebbene, la Juve risulta più danneggiata di Inter e Napoli! Fatela leggere a Bonolis, al sindaco di Napoli e ad alcuni milioni di cretini che ci circondano.

http://www.calciomercato.com/news/moviola-classifica-dei-favori-arbitrali-47060

Eppure quest’anno tutti dicevano ( o almeno pensavano) che con il VAR la Juve non avrebbe vinto più…E ora? Non va bene neanche il VAR? E allora serve veramente un’altra Calciopoli, altrimenti vincerà sempre la Juve, semplicemente perché è la più forte, nettamente più forte…

Per concludere, questi perdenti impenitenti dovrebbero vergognarsi di aver costruito un castello di accuse e calunnie insensate a causa di un secondo cartellino giallo mancante (senza considerare gli altri episodi elencati…)!

QUELLO CHE E’ REAL…MENTE ACCADUTO

La partita della Juve a Madrid, che si aggiunge a quella della Roma contro il Barcellona, ha smentito tutti quelli che solo il giorno prima sentenziavano che il calcio italiano era stato ridicolizzato da quello spagnolo e che la Champions la vinci solo se investi tanti, ma proprio tanti soldi. E poi la Roma sbatte fuori i blaugrana con grande merito, la Juve meritava di fare altrettanto con il Real, il Liverpool estromette il City e il Psg era già a casa…
In verità, proprio la Champions sfugge ad una programmazione razionale in grado di dare risposte certe (o quasi) come invece è un campionato che effettivamente viene vinto dalla squadra più forte in senso assoluto. La Champions, al contrario, la vince chi si dimostra la più forte in un dato momento (quella settimana o quella sera) e chi riesce a sfruttare una serie di variabili esogene non controllabili e non programmabili (decisioni arbitrali, colpi di fortuna, sorteggio, assenze, stato di forma fisico dei calciatori più importanti, ecc.).
Roma e Liverpool non possono essere considerate più forti di Juve, City e Barcellona (basta guardare le posizioni e i distacchi nei relativi campionati) eppure sono in semifinale con merito.
Per quanto concerne la partita di Madrid non si può non commentare l’episodio decisivo. Il rigore ci poteva stare, tecnicamente poteva essere fischiato, ma non era evidente al cento per cento. Gli antijuventini che si stupiscono della rabbia dei bianconeri non hanno capito di cosa si debba discutere. Le regole, non solo nel calcio, devono essere applicate sempre cum grano salis perché abbiamo a che fare con degli esseri umani e non con dei computer. Pertanto, non si discute se tecnicamente sia o meno rigore, ma si discute se un rigore del genere (non evidente) si debba concedere considerando la posta in palio, la bellezza di una pagina leggendaria che una delle due squadre stava scrivendo, il momento dell’episodio (a circa trenta secondi dalla fine del recupero), ecc. In un contesto del genere puoi concedere solo un rigore indiscutibile, solare, chiaro, impossibile da negare! Naturalmente, nessuno pensi alla malafede, ma solo alla sudditanza psicologica, al condizionamento derivante dal fascino esercitato dal Real Madrid e dal Bernabeu. In Italia funziona così a favore della Juve. La squadra più forte, più blasonata, più prestigiosa, più ricca di storia e tradizione, a volte, condiziona incosciamente gli uomini e quindi gli arbitri. E negarlo è da sciocchi. La Juve in Italia, il Bayern in Germania, il Real e il Barcellona (un po’ di meno del Real) in Spagna e…in Europa. Queste squadre vincerebbero comunque essendo più forti ma, di quando in quando, possono anche giovarsi di questa “fortuna”. Purtroppo, la posta in palio in questa partita aveva un peso diverso rispetto ad una partita di campionato. Comunque, funziona così. E se gli altri vogliono sostituirsi a queste squadre devono “conquistarsi” tale potere di “fascinazione” con i risultati. Ed è per questo che non si deve condannare l’arbitro, che certamente non ha concesso quel rigore perché voleva favorire il Real, ma l’ineffabile Collina che designa per una partita del genere, e in uno stadio del genere, un ragazzo di trentatré anni che ancor di più può essere irretito dal potere “Real”.
Ma anche Allegri ha le sue colpe. Premesso che il giudizio complessivo è strapositivo e che anche nella partita del Bernabeu il tecnico ha grandi meriti nella preparazione tattica e mentale del match, bisogna evidenziare come non riesca mai a liberarsi di una sorta di “freno filosofico” che lo caratterizza: l’atteggiamento sempre prudente, improntato alla cautela e volto ad evitare sempre i rischi. In effetti la Juve, quando vuole, dimostra di avere un potenziale impressionante, spesso si dimostra più forte dell’avversario, poi raggiunge l’obiettivo (1-0 o il 3-0 nella fattispecie) e si ferma a gestire. Ma, qualche volta, i conti non tornano. Realizzare il 3-0 dopo appena sessanta minuti è stato un miracolo. Ma si doveva insistere e cercare subito il quarto goal. Keylor Navas, che ci aveva regalato il terzo goal, ma non solo lui, avrà accusato moltissimo il colpo in quel momento. Ma più passava il tempo e più la mazzata psicologica evaporava. Al limite si doveva osare negli gli ultimi quindici minuti facendo entrare Cuadrado che, con il Real stanco fisicamente e psicologicamente, con le sue accelerazioni e i suoi dribbling repentini avrebbe giocato un ruolo determinante. E peraltro, essendo il colombiano maturato molto anche nella fase difensiva e di copertura, non avrebbe neanche sbilanciato la squadra. Si doveva rischiare il tutto per tutto a costo di subire il goal (anche perché sarebbe stato meglio subirlo prima piuttosto che al 93’…). Fare un goal in quel momento avrebbe chiuso la partita (il Real a quel punto doveva farne due). E inoltre, anche non volendo rischiare prima, si poteva fare la sostituzione al novantesimo (come fanno molti allenatori che vogliono mantenere il risultato) per spezzare il ritmo del Real che, comunque, aveva l’inerzia della gara dalla propria parte. Non si può finire una partita del genere con un solo cambio, per giunta operato per infortunio al quindicesimo della prima frazione. E non capisco perché si puntasse tutto sui supplementari (dove a suo dire avrebbe fatto i due cambi). A mio modo di vedere nei supplementari e, soprattutto ai rigori, il Real avrebbe avuto più chances (anche qui per vari motivi…). Ed è per questo che bisognava rischiare il tutto per tutto negli ultimi dieci-quindici minuti! Ma Allegri non rischia mai il tutto per tutto, non fa mai il passo più lungo della gamba (in un’accezione positiva), non si concede mai una “sana follia”. Anche a Cardiff non volle toccare la squadra all’inizio del secondo tempo quando, per sua stessa ammissione, Pjanic e Mandzukic erano “zoppi”. E, nonostante si capisse già dal minuto quarantasei che la Juve non riusciva a superare il centrocampo, non intervenne per quindici lunghi minuti. Poi dopo il 3-1 lo fece, ma era tardi, troppo tardi…Dovrebbe capire che con la rosa che ha a disposizione può permettersi di rischiare, di cercare anche un gioco spumeggiante da coniugare con i risultati (senza perseguire gli eccessi sacchiani), di lasciare un segno più profondo delle sole vittorie (il sottoscritto non ha mai sposato il motto bonipertiano che “vincere è l’unica cosa che conta”. E’ importante anche come si vince!). Da una squadra del genere si può pretendere anche di più di quello che ha fatto vedere.
Di Francesco, che non è al livello di Allegri, con il Barcellona ha osato, ha addirittura cambiato modulo nella partita della vita; ed è stato premiato.
Ribadisco che in generale Allegri non può essere discusso alla luce di ciò che ha fatto in questi quattro anni. Tuttavia, è un vero peccato che non riesca a correggere l’unico difetto che gli impedisce di diventare quasi perfetto.

Rimane la splendida prova della Juve, il rispetto guadagnato sul campo, l’ammirazione dei tifosi di tutta Europa per un’impresa leggendaria (unica nella storia del calcio) che solo per un’inezia non si è concretizzata.

DAL CALCIO ALLA VITA

Sto cercando i sapienti che fino a due mesi fa davano l’Inter come accreditata alla vittoria dello scudetto. Ed erano tantissimi, non solo tra i tifosi interisti, da sempre ingenuamente ottimisti al di là della realtà, ma soprattutto tra gli addetti ai lavori, i cosiddetti esperti, gli “intellettuali della materia”…Un luminare in questo senso è quel Giancarlo Padovan che prevedeva l’Inter come antagonista del Napoli (la Juve non dovrebbe vincere niente quest’anno secondo il nostro…) e arrivava a vantarsi di essere stato l’unico a puntare sull’Inter scudettata quando nessuno ci credeva (appunto…). Questo signore viene ancora considerato un dotto ed un competente (in questi anni ha pronosticato sempre il Napoli scudettato e mai la Juve per la quale nutre un’antipatia sospetta…). A settembre e ottobre criticava aspramente i bianconeri, incensando l’Inter e Spalletti. Ora, naturalmente, da italiano medio (altro che colto e intellettuale!) ha invertito la rotta: critica aspramente l’Inter e lo stesso Spalletti. E’ passato dal pronosticare lo scudetto a prevedere un difficile quarto posto…

Mario Sconcerti, altro “intellettuale del calcio”, dopo solo due giornate parlava di Napoli e Inter come le uniche squadre complete e compiute. E definiva la Juve come in preda ad una profonda crisi d’identità difficile da risolvere. Dopo solo due partite una sentenza definitiva, una Cassazione bella e buona. In realtà bastava guardare una sola partita dell’Inter per capire! E a questi signori non è servito neanche il precedente di qualche anno fa con Mancini allenatore (identico andamento iniziale con vittorie molto casuali, e identico periodo prenatalizio a decretarne il crollo…) per indurli a “ragionare sul serio”!

Sto cercando anche quelli che, sempre qualche mese fa, prevedavano una Juve molto indebolita in difesa a causa della partenza di Bonucci. Anche qui un esercito (e non mancavano di certo Padovan e Sconcerti…)!Parlavano di una fragilità difensiva inconsueta e devastante.  Ed era vero in quel frangente; solo che l’italiano medio si spinge a sentenziare senza circoscrivere nel tempo il proprio giudizio. Si sparano giudizi assoluti, senza se e senza ma, tanto poi si può cambiare il proprio giudizio appena lo suggerisce la realtà. E il giudizio è altrettanto perentorio e assoluto quanto quello sfornato in precedenza e smentito clamorosamente dai fatti. Questo modo di ragionare è amplificato dal pathos e dalla faziosità tipiche del calcio, ma non si discosta da quello che viene applicato in generale dall’italiano medio. In altre parole, chi si produce in queste panzane non dimostra solo di non essere competente, di non capire di calcio, ma, soprattutto, rende manifesta la propria carenza di intelligenza, la stoltezza che lo avvolge e lo accompagna. In altri paesi persone come queste non godrebbero più di credibilità e cadrebbero in disgrazia, noi invece continuiamo ad incensarli, a riverirli, a strapagarli…

Comunque, sto pensando di mettere una taglia o di offrire una ricompensa perché quelli che sto cercando sono latitanti…

INTER…GALATTICA!

“Fino al 30 giugno dobbiamo stare calmi, ma dal primo luglio scateneremo l’inferno!” Questo era il mantra diffuso dal mondo Inter (media, opinionisti e giornalisti di fede nerazzurra, operatori di mercato anche molto stimati, ecc.). Suning comprerà anche la luna. Perfino Trump stava tremando all’idea che questi potessero comprare gli Stati Uniti d’America…

In principio, dovevano arrivare Conte o Simeone. Qualcuno si spingeva ad ipotizzare l’arrivo di entrambi: uno per le partite interne e uno per quelle esterne! Poi è arrivato Spalletti, ottimo allenatore ma di livello inferiore ai due di cui sopra. Ma è con il mercato dei calciatori che abbiamo vissuto due mondi paralleli. Si è partiti nientemeno che con Messi. Sì, proprio lui. Nel corso della trasmissione “Zona 11 Mercato” in onda su RaiSport (canali 57 e 58 DT), Pierpaolo Marino, dirigente sportivo di lungo corso che, fino a poco tempo fa, il sottoscritto stimava molto, cavalcava per un paio di mesi questa ipotesi. Spalleggiato dal conduttore Paolo Paganin, e da altri ospiti illustri, parlava di una possibilità concreta di vedere Messi all’Inter, operazione da circa 400 milioni di Euro (cartellino e ingaggio al lordo per 3-4 anni)!!! Per questi signori, Messi, il secondo o il terzo calciatore più forte di tutti i tempi, a trent’anni, quindi con pochi anni di carriera da spendere, rinunciava al palcoscenico della Champions (sul quale spadroneggia da 10 anni insieme a Cristiano Ronaldo) per andare a giocare in una squadra fuori dalle competizioni europee, che da molti anni diserta la massima competizione continentale, e che inanella risultati pietosi da più di un lustro…

Il nostro sosteneva questa tesi utopistica in quanto Suning poteva comprare chiunque e, inoltre, il sindaco di Milano Beppe Sala, tifoso interista, aveva confidato di sognare Messi all’Inter; ergo

Poi, sfumato Messi, i nomi caldi sono stati: Di Maria, Alexis Sanchez, Nainggolan, Vidal, Verratti, Manolas, Schick, Keita, ecc. Al contrario, sono arrivati: Cancelo, Dalbert, Skriniar, Borja Valero, Vecino e Karamoh! Più o meno siamo lì…

Tuttavia, da qualche giorno, molti di quelli che puntavano su acquisti roboanti, cominciano a dire che gli acquisti messi nel mirino dalla società erano quelli che poi effettivamente sono arrivati, che sono nomi non di grido ma funzionali, che questa volta si è fatto un mercato equilibrato senza pensare alle figurine, ecc. In altre parole, è tutto ok…

Comunque sia, tre Soloni del calcio come Sconcerti, Jacobelli e Padovan, oltre a tanti altri opinionisti tifosi (che, come tutti gli interisti, sono patologicamente affetti da un ottimismo eterno, ingenuo e assolutamente ingiustificato!), vedono l’Inter molto competitiva anche per lo scudetto (alcuni la vedono come l’anti Juve, altri come Padovan, che negli ultimi anni non azzecca un pronostico che sia uno, la vedono addirittura come l’anti Napoli con la Juve dietro…)!

Una domada affiora prepotente: ma questi maestri così titolati ed autorevoli hanno riflettuto sul fatto che la rosa dell’Inter contempla come difensori centrali Skriniar, Miranda e Ranocchia e come attaccanti Icardi, Eder e Pinamonti? Infatti, i bookmakers, che rischiano i propri soldi (mentre quegli altri non rischiano nemmeno la reputazione perché in Italia si rimane autorevoli a prescindere…), vedono la Juve nettamente favorita, poi il Napoli, il Milan e, finalmente in quarta posizione, l’Inter…

VERA ARROGANZA E FALSA COMPETENZA

Nella puntata dell’altra sera di “Calciomercato”, in onda su Sportitalia (Canale 60 DT), Giancarlo Padovan, con il consueto piglio da arrogante, e con il solito tono da “urlatore”, continuava a vomitare sulla Juventus. Utilizziamo l’espressione “continuava” perché è da tanto tempo che non crede nella Juve…
Negli ultimi anni ha quasi sempre pronosticato il Napoli campione d’Italia, palesando una competenza calcistica assai discutibile, nonostante i suoi trascorsi e la reputazione di cui gode. L’altra sera ha criticato aspramente Marotta, smentendo chi in studio lo definiva un vincente. La sua tesi poggiava sul fatto che Marotta avesse anche perso (le due finali di Champions ad esempio). Ora, due finali di Champions significano essere stabilmente ai massimi livelli mondiali, e arrivare due volte secondi in Europa in tre anni rappresenta un traguardo notevole. Ma in Italia la cultura sportiva e lo spirito olimpico incontrano una certa resistenza: arrivare secondi in Europa non conta niente, meglio arrivare ottavi, o tredicesimi, o non partecipare affatto…
Tuttavia, l’elemento sorprendente della teoria del nostro è rappresentato dal seguente assunto: se uno vince moltissimo (sei scudetti di fila, tre Coppe Italia di fila, tre Supercoppe italiane), ma perde anche qualcosa, non è un vincente! Il vincente è solo colui che vince sempre senza perdere mai! In definitiva, dall’era “Padovan” in poi, nessuno al mondo potrà essere più definito un vincente…
La sua invettiva proseguiva criticando l’acquisto di Matuidi (in verità ottimo acquisto) perché trattasi di una quarta scelta e, soprattutto, di un calciatore non voluto dal PSG. Anche qui, decide di farsi interprete della più bassa e banale cultura da Bar Sport secondo la quale un calciatore lasciato andare da un club non possa essere un grande calciatore, non possa essere un errore di chi lo lascia andare. E Cambiasso, Sneijder, Eto’o, Tevez, Pirlo, Davids, Seedorf, Henry, e altri cento, non sono forse esempi di calciatori ceduti a cuor leggero e poi rivelatisi ( o confermatisi) grandissimi calciatori?
Il buon Padovan dovrebbe sapere che Matuidi ha giocato da protagonista 58 partite, condite da otto goals, con la nazionale francese, non una nazionale qualsiasi! E dovrebbe ricordare che nell’ultimo europeo il perno del centrocampo della Francia (arrivata in finale) era lui e non Pogba!
Per intenderci, il tanto decantato N’Zonzi (altro obiettivo bianconero), per il quale chiedono 40 milioni, non ha mai giocato nella nazionale francese (solo nell’Under 21)…
Per concludere, il “Direttore Padovan”, per sminuire le decine di colpi di mercato firmati Marotta, alcuni geniali (Pirlo, Tevez, Vidal, Pogba, Dybala, Alex Sandro, ecc.), parla dei disastri commessi dal dg bianconero nei primi due anni in bianconero, citando alcuni acquisti sbagliati e due allenatori che hanno fallito (Del Neri e Zaccheroni). Purtroppo, Marotta arriva alla Juve nell’estate del 2010. Pertanto, si può parlare di un solo anno negativo perché nell’estate successiva il “perdente” Marotta porta Lichtsteiner, Pirlo, Vidal e Vucinic…ed è subito scudetto! Ci sembra grave che un giornalista considerato di alto profilo commetta degli errori così grossolani. Forse dovrebbe presentarsi in trasmissione più preparato e meno saccente (atteggiamento che, oltre a suscitare fastidio, è ingiustificato, come testè dimostrato).
E fa sorridere vedere il promo della trasmissione, che va in onda in questi giorni, nel corso del quale il “simpatico” Padovan dà dell’asino ad un telespettatore per via di un apostrofo sbagliato…
E, ciliegina sulla torta, Criscitiello se lo coccola pure! Sembra contento della performance sconcertante del suo ospite illustre che gioca a fare “il duro”, quello che non le manda a dire (non abbiamo ancora capito se ci è o ci fa…). In studio tutti a ridere compiaciuti (forse per l’audience che si alimenta di queste “sparate” senza senso) quando c’era solo da piangere!
Questi sono gli opinion leader che tanto osanniamo in Italia, che strapaghiamo e che sono considerati perfino degli “intellettuali”…