SOLDATO

 

Mi hanno visto così
ago ribelle mischiato all’erba alta
con gli occhi invasi da un sole in espansione
in questa distesa che mai s’arresta
affollata da molti suoni e da gemelle sensazioni.
Non si vedevano ferite
né l’effigie della paura era ancora emersa.

S’avanzavano guardinghi i passi, e pesanti
prima che l’eco sterminata del silenzio
ne rubasse le geometrie del prosieguo.
Con palpebre inchiodate in alto
mi affidavo al ritmo delle ginocchia
per insinuarmi tra le nudità della terra
e strisciandovi sopra
avvertivo l’insidia dell’umidità che sputava.
E mi sembrava di annegare.

La mano, per nulla ferma, scivolava sull’artiglieria
e l’altra cercava di placare il cuore.
Era come un lungo, infinito assolo di chitarra
ma erano corde di morte a vibrarmi intorno.
Fuggiasca di bocca la saliva mi bagnava il mento
sotto una coperta di uccelli in dolce attesa.

Avrei voluto rivisitare le istantanee di vita
custodite nella tela di un respiro
ma c’era troppo silenzio per potersi concentrare.
Riuscivo solo a pronosticare l’abito del mio sangue
e mi consolava l’idea del tepore che mi avrebbe regalato
in quegli istanti ruminati con fervore
sulla soglia di una dimora che mi aveva accolto.

Fu un viaggio di sfide involontarie
espiazione di colpe ipotizzate
ouverture di redenzione mai vissuta.
Ora qualcuno mi racconta del mio ritorno
ma di questo ancora non ho certezza.
Nel mio recinto di tormenti
continuo a strisciare inseguito da un’idea
sempre quella
tremenda nell’azione e d’interminabile presenza.

 

Enfat, 15/12/2019

LA FILOSOFIA DEL COVID 19…

Nel libro I della sua Metafisica Aristotele, come aveva già anticipato Platone, fa derivare l’origine della filosofia dal termine greco thauma che significa meraviglia, stupore. Emanuele Severino ne amplia il campo semantico con un’interpretazione estensiva e più articolata, scorgendo nel riferimento al concetto di meraviglia un richiamo a sentimenti quali la paura, il terrore, lo sgomento. Furono soprattutto i fenomeni naturali a terrorizzare l’uomo che al cospetto di essi si scopriva impreparato, vulnerabile, fragile e impotente. E questo lo spinse a porsi delle domande, a cercare di capire, a filosofare.
Ecco, sarebbe auspicabile che la paura di questi giorni potesse avvicinare molte persone alla filosofia, a un diverso approccio alla vita. Chi invece continua a “fottersene” bellamente, a sottovalutare il fenomeno disattendendo consigli e disposizioni, a rischiare la propria salute e quella degli altri, rimarrà quel che è…
E per costoro la celebre definizione dell’uomo, coniata ancora una volta da Aristotele, visto come un animale sociale, varrà solo a metà…

INTERVISTA SUPERSCOMMESSE.IT

E’ stato un piacere essere contattato dalla redazione di un importante sito che si occupa di scommesse. Mi chiedevano la disponibilità ad essere intervistato. Naturalmente, la risposta non poteva che essere positiva.

Per leggerla clicca qui.

PENSIERI DIVERSI PER NUOVI SCENARI

Vi propongo alcune riflessioni circa la situazione che tutti, nessuno escluso, stiamo vivendo. Non ricordo eventi paragonabili a questa pandemia che rischia di soffocarci (in tutti i sensi). E non sono certo giovanissimo…Immagino che il clima che si respira, il “coprifuoco”, la necessità di evitare il prossimo e di scansarsi al minimo accenno di “avvicinamento”, la corsa agli acquisti per dotarsi di scorte sufficienti, i volti mascherati e le mani nascoste nei guanti, ecc., possano evocare l’atmosfera tipica dei periodi bellici su larga scala. E presumo che vicende drammatiche come questa si siano presentate in tempi recenti in zone meno fortunate del mondo. Ma si sa che la tragedia è veramente tragica quando ci tocca da vicino, quando i fantasmi agitati dall’angoscia ci sfilano dinanzi agli occhi senza chiedere uno sforzo di immaginazione e di altruismo. Ora ci siamo! E’ giunta forse l’ora più buia, un’immagine che rimanda, pur con i necessari distinguo, a un’altra epoca. Io non ho risposte né certezze. Ma sono ricco di dubbi. E, come i grandi filosofi del passato ci hanno insegnato, il dubbio ci stimola e ci aiuta a cercare una verità possibile. Perché siamo arrivati a questo? Era inevitabile? Oppure paghiamo il prezzo per un modus vivendi in parte sbagliato, esagerato nelle pretese e nelle ambizioni? Che tipo di relazione possiamo ipotizzare tra la globalizzazione senza freni, l’inquinamento del pianeta, i devastanti cambiamenti climatici e il virus? E, se riusciremo a metterci alle spalle questo periodo, saremo in grado di ridiscutere, anche solo parzialmente, il modello di sviluppo fin qui imperante? E la nostra prospettiva subirà una qualche forma di rivisitazione? O continueremo a inseguire la vacuità del superfluo? Cosa ci avrà insegnato questa esperienza quando potremo analizzarla con sguardo retrospettivo? L’astinenza forzata di “vita all’aperto” ci farà finalmente capire che i social non corrispondono al concetto di socializzazione nella sua accezione più autentica e genuina? E, in un prossimo futuro, dobbiamo aspettarci altri virus così pericolosi e difficilmente contrastabili? Che ne sarà della politica di Trump e dei suoi giannizzeri che negano i pericoli ecologici e quelli socio-sanitari, arrivando a deridere i paladini di alcuni principi fondamentali della vita e del vivere insieme? Sono queste le domande in cerca di una risposta. Può essere che tra qualche tempo capiremo di più. Magari impareremo a eleggere le nostre priorità battendo sentieri differenti. Forse riusciremo a spiegare alle nuove generazioni che la vita non è solo corsa sfrenata e rettilinei ma anche passi felpati e percorsi circolari…
Per concludere, dopo una serie di domande autentiche, una domanda retorica: ma come si può, nella situazione attuale, invitare ancora nelle trasmissioni televisive uno come Sgarbi che continua a strillare, a strepitare, a vomitare epiteti e insulti, a fare polemica politica, ma, soprattutto, a minimizzare o addirittura negare la delicatezza del momento? E’ un messaggio pericolosissimo! Non arrivo a invocare la legislazione speciale che implica anche la sospensione di alcune libertà personali e sanzioni esemplari. Ma auspicherei che i responsabili dei palinsesti televisivi e degli altri mass media non offrissero a certi “personaggi pubblici” la possibilità di continuare a sparare puttanate che in momenti come questo possono arrecare danni gravissimi per la collettività! Lasciatelo sbraitare e farneticare su facebook o su youtube, ma almeno non concedetegli il vostro palcoscenico.

SENTIERI INTERROTTI

 

Era lì
intrappolato in comoda gabbia
a lanciare arti lungo uno spazio nuovo.
Segugio dei suoi stessi strappi
ricuciva pupille adultere e fuggiasche.
Un monologo vivace e articolato
per platea appena partorita.
Il dialogo pareva fitto
ma erano latitanti le risposte che cercava
sfidando i suoi fantasmi con domande inesistenti.
E fremeva, poi imprecava, e lacerava la luce.
Ma nel miele intingeva la lingua
quando parlava di figli e di storie andate
e anche la voce risuonava vera.
Non c’era da porsi quesiti
né era necessario scavare oltre
o immaginare vie d’uscita.
Si poteva fermare l’onda
e poi con respiro coinvolgente
si ritornava a un tuffo d’apparenza.

 
Enfat, 25/05/2019

VECCHIO

 
Prendi la mia mano, vecchio.
Fallo prima che il pudore la renda scivolosa.
Portala lontano e non lasciarla più.
In essa forse troverai alcune risposte alle tue domande
alcune sono state vittime d’orgoglio
altre si sono smarrite sotto un cielo distratto.
Ricordo ancora le tue guance
quando vigorose sorreggevano zigomi vanitosi.
Ora hanno disertato in nome di un destino
che poco prima pareva vinto.
Cosa vedi adesso fuori dalla tua ombra?
Di quali sapori si nutre la tua lingua?
E quanti giorni hai divorato questa notte?
Vorresti regalarmi altre parole
ma io non ne ho bisogno
sazio come sono di gesti che disegnano pienezza.
Stai pensando di andare
e io già intuisco i tuoi passi annusando il vento.
Sono passi stanchi, asincroni, pesanti
opachi perché privati della luce del ritorno.
Non è più tempo di resilienza.
Ti chiedo solo di non dimenticare la mia mano, vecchio.

 
Enfat, 20/09/2019

ORA SI DEVE VOLTARE PAGINA

La Juve esce molto male dalla Champions nell’anno che sembrava quello giusto per centrare l’obiettivo. A una squadra già tra le più forti d’Europa, veniva aggiunto uno dei due marziani dell’epoca attuale, una macchina da gol infernale, soprattutto in Champions. Inoltre, ci si trovava ai quarti dopo una rimonta agli ottavi, mai fatta prima, che poteva rappresentare la svolta decisiva sul piano psicologico. E in campionato il vantaggio abissale permetteva una gestione tranquilla per convogliare tutte le energie verso il bersaglio grosso. E per finire, ai quarti di finale mancavano tre avversari molto pericolosi come Real, Bayern e Psg. A dispetto di tutto, invece, si va incontro all’eliminazione più amara, cocente e con minor dignità (testa alta) degli ultimi cinque anni (gestione Allegri). Forse per giustificare l’eliminazione si sta sopravvalutando l’avversario. L’Ajax gioca benissimo, è bello da vedere, merita assolutamente la semifinale e il nostro tifo, ma rimane una squadra con soli quattro-cinque giocatori di grande livello. Il resto della squadra è composto da giocatori mediocri (Onana, Veltman, Mazraoui, Schone, Sinkgraven che, peraltro, non giocava da circa diciotto mesi) e da potenziali grandi giocatori che fuori da quel contesto non sarebbero gli stessi (Tadic, Ziyech, Neres). La loro cavalcata terminerà non appena troveranno una squadra che, oltre ad essere molto più forte a livello di individualità (come era la Juve), abbia una buona brillantezza anche sul piano fisico. I primi quindici minuti dell’altro ieri hanno dimostrato che al cospetto di un avversario che corre e pressa diventano una squadra normale.
Ora, al di là di un gioco sempre troppo prudente (e inspiegabile con un parco giocatori di quel livello), che in Europa non paga, e di una sopravvalutazione di alcuni giocatori da parte della critica (Pjanic e Bernardeschi su tutti), si deve fare una riflessione seria sulla condizione di forma con la quale la Juve si presenta alla fase cruciale della competizione. Sono convinto che la Juve di ottobre o novembre avrebbe eliminato senza problemi l’Ajax di martedì scorso. Ma è inutile essere in forma a novembre per poi crollare a marzo-aprile (vedere secondo tempo a Madrid contro l’Atletico, ad Amsterdam e a Torino contro l’Ajax). E, dopo la sosta di fine anno, la Juve non è stata più brillante. E poi gli infortuni a catena di giocatori fondamentali! Anche qui non si può pensare che sia un caso. Se tu hai giocatori di una certa età e di una certa fragilità, e alcuni di essi hanno anche giocato la finale del mondiale a luglio (e si sa che l’anno post-mondiale è sempre “pericoloso”), li devi gestire meglio, devi spremerli di meno, devi preservarli di più. E se hai una rosa così ampia, e un vantaggio più che rassicurante in campionato, non puoi non fare così! Per fare degli esempi, Chiellini non deve giocare a Cagliari dove prende la botta che lo mette fuori causa per i quarti di Champions! E Mandzukic, che ha 33 anni e che ha giocato il mondiale fino alla fine, non può giocare sempre, anche quando si vede che non si regge in piedi. E qui ci sono le colpe di Allegri, dello staff, dei preparatori e, azzardo, della società che non “obbliga” lo staff tecnico a pensare solo alla Champions. Anche perché con i competitors attuali il campionato lo vinci anche non volendo. E basta con la cazzata che non bisogna mollare niente, che una grande società punta a vincere tutto, e altre amenità del genere. Tu devi vincere la Champions e basta! Il resto è optional. Vincere dieci scudetti consecutivi e non vincere la Champions ti espone alla derisione degli antijuventini (naturalmente ingiustificata) che tifano per squadre che ormai sono solo delle “squadrette”, ma che si tolgono queste soddisfazioni dipingendoci quasi come fossimo lo “zimbello d’Europa”. E allora bisogna cambiare approccio! Ora vinceremo lo scudetto con sei giornate di anticipo, e poi? Su quale obiettivo ci concentriamo? Era meglio vincerlo con due-tre giornate di anticipo e pensare alla semifinale di Champions, no? Martedì in campo c’erano solo sei-sette giocatori su ventitré in condizione fisica accettabile (al di là della prestazione più o meno positiva degli stessi). E questo non è accettabile! Situazione già vista due anni fa nella finale di Cardiff. E anche l’anno scorso, a dispetto del miracolo sfiorato al Bernabeu, la squadra non era brillante nel momento clou della Champions (vedasi andata e ritorno degli ottavi con il Tottenham e andata dei quarti in casa con il Real). E’ necessario un cambio di filosofia sia in termini di gioco sia in termini di priorità. E la preparazione fisica deve essere modulato in base alle priorità. L’eliminazione è frutto di tante componenti, ma quella preponderante è costituita dalla condizione fisica sconcertante (infortuni, reduci da infortuni e giocatori fuori forma). La mancanza di gioco, la carenza di personalità di alcuni elementi, o l’involuzione tecnica di altri (ad esempio Alex Sandro), vengono dopo. E per cambiare registro serve una svolta decisa, forte, a cominciare dall’allenatore…

IL LUNGO ANDARE

 
Nei passi incerti di capelli spumeggianti
vidi un profumo di cambiamento
un antico fremito di nobiltà.
Erano le notti colorate a farmi compagnia
quando in fondo alla strada traccheggiavo
come fantasma sbiadito di un passato emaciato.
Mi raccontavano storie di libertà
ma schiava era la trama
che vedevo lacerata da morsi di ciglia.
Le mani scivolavano via come emorragia silente
e pioggia di sudore giù dal cielo
mentre intorno al cuore correva un altro vento.
Per vincere l’anoressia di vita ridevo molto
mangiavo solo pillole di tempo
per gustare ancora un aroma da esaltare.
Poi nel lento declinare si prosciugarono anche le carni.
Le sentivo abbandonarmi senza sussulti
in una maratona di dolore che non faceva neanche male.
Le congedai con sguardo distratto
intento com’ero a percepire le voci forestiere
che mi seguivano per infinito andare.

 

 

Enfat, 02/03/2019

LA LUCE DEL MIO AMICO

 

Guardati le mani amico mio
sono avvolte da un fascio di luce
in volo oltre lo spazio
spiegano un dolore nuovo.
Senti come batte il piede
risucchiato dal ritmo di un’overdose
che non placherà mai la sinfonia di una penombra.
Non piangere più amico mio
i tuoi buchi non sono ferite vere
ma solo grida reiterate senza suono.
E quanto sudore a velare la tua fronte
scivola giù come vita che fugge via
e ringhiando offende l’ingenua trama.
Non è figlio di fatica
ma manifesto da decifrare
fragile matassa da sviluppare
passo troppo lungo per gambe umane.
Avevi già ascoltato il mare
l’ultima volta che ti vidi amico mio.
Eri di pietra bianca
cercavi di agitare lo sguardo
un tempo fiamma indomita
prima che il mondo ti gelasse dentro.
Non so cosa abbiamo detto
né ricordo il disegno del nostro andare
avevi ciglia violentate dal maestrale
mentre il respiro ti inciampava tra i sopravvissuti denti.
Ma ricordo le tue mani amico mio
sempre adagiate nella luce
adunche le dita s’intrecciavano di rimpianti
e io non volli più aprirti gli occhi
sapendo bene che avresti dormito in pace.

 

Enfat, 27/03/2019