IL VOTO È UN DIRITTO MA NON È UN DOVERE!

Tra pochi giorni si torna a votare. E, puntuali, giungono gli inviti rivolti agli elettori a fare il proprio dovere in ossequio ad una coscienza civica che esige impegno e partecipazione. Gli alfieri della retorica galoppante si assumono il compito di caricare di significati e valori l’esercizio del voto configurandolo come il diritto-dovere per antonomasia. E ci si spinge a evocare le nobili battaglie per rivendicare il diritto di voto a tutti e le vite umane sacrificate sull’altare di tale nobile ideale. Tuttavia, quelle battaglie sacrosante sono da celebrare perché ci hanno garantito il diritto di voto, ma ancor di più ci hanno garantito il diritto di scegliere; e anche non votare è una scelta assolutamente legittima e rispettabile se affonda le radici in un rifiuto motivato di appoggiare candidati, partiti e schieramenti in campo. Una cosa è non votare per menefreghismo o pigrizia o incuranza, ben altra cosa è non votare perché nessuno dei candidati riflette il sistema di valori nei quali uno crede. Non c’è nessun dovere a votare a prescindere, turandosi il naso, violentando il proprio orientamento e le proprie convinzioni. Votare il male minore non è una soluzione. Se tutti i contendenti non mi soddisfano, o peggio mi sembrano lacunosi e inaffidabili, non voglio che il mio voto contribuisca a fare qualcosa che non condivido. E chi asserisce che non votare significa comunque far vincere qualcun altro, attinge ancora una volta alla retorica comoda di chi cerca di strappare un voto in più. L’appoggio espresso con un voto ha un peso decisamente differente da un presunto vantaggio conseguito da chicchessia grazie ad un non voto! Il voto deve esprimere una posizione convinta. Non si può votare “per cambiare”, per “provare qualcun altro”, per rabbia. Capisco che una posizione di questo tipo possa spingere una tantum a votare obtorto collo, ma non può rappresentare un approccio sistematico, un’impostazione culturale. Solo in un caso ritengo legittimo l’esercizio del voto che non sia frutto di una convinzione ferma: quando tra due o più contendenti si manifesti la pericolosità concreta, circostanziata e grave di uno dei due (o più), allora è giusto votare l’altro anche se non ci entusiasma. Io l’ho fatto una volta, e lo rifarei se si ripresentasse lo stesso scenario, ma è un’eccezione. Pertanto, non fatevi condizionare da chi vi esorta a votare comunque, a fare il vostro dovere. Dobbiamo essere eternamente grati a chi ci ha garantito il diritto di voto, permettendoci di scegliere se votare e chi votare. Ma quelle battaglie non miravano certo ad obbligarci a votare. E se il discrimen tra un cittadino di serie A e uno di serie B è rappresentato dalla frequenza con la quale ci si reca alle urne, allora siamo sicuramente in presenza di un sistema di pensiero di serie C!

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