DI PADRE IN FIGLIO

 
Non più tempo di giocare, figliolo
gli dissi.
Ora allunga la tua mano
verso altre mani.
La mia è già ricordo di guanto.

Dovrai trovare la tua luce.
I miei occhi non saranno più
specchio e oracolo dei tuoi.
E lacrime autoctone in regalo
per trame di genuino pianto.

Alle tue parole affida
l’esegesi della notte
e l’apologia dell’alba.
Le mie custodiscile
come scrigno di radici.

Affila con cura le tue ali
per lottare
contro piedi di piombo.
Ama i tuoi slanci
ed esigi nuove alture.
I miei leggili pure
come silloge di impulsi d’amore.

Avrai scarpe fedeli
per vestire i tuoi passi decisi.
In controluce, del tuo cammino,
le titubanze sulle mie ginocchia,
culla che fu.

Non rifuggire i tuoi abissi.
Sprofonda in essi
con tuffi calibrati
e coraggiosi.
Da lì capirai di più.
E le risalite ti saranno dolci.

Non più tempo di giocare, figliolo
gli dissi.
Ti aspetta la vita.

 

 

Enfat, 22/08/2014.

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