BR…EXIT

Gli inglesi hanno deciso di andare. E subito si accodano la Le Pen, Salvini e gli altri euroscettici. Prima di sfoggiare soddisfazione e volontà di emulazione, io aspetterei un po’…Vediamo se tra qualche anno i sudditi dell’Impero che non c’è più (ma loro ancora non se ne rendono conto) penseranno ancora che la exit way fosse la strada maestra.
E, forse, bisognerebbe condurre un’analisi sociologica sui perché di questo voto. Innanzitutto, l’onda di protesta (qualcuno la definisce populismo), che in questi anni ha trovato un mare propizio, continua ad alimentarsi a causa della crisi economica e delle disuguaglianze che la società attuale porta in dote. Inoltre, si dovrebbe anche valutare il grado d’istruzione, il livello culturale e l’elemento anagrafico (fascia d’età) di chi ha votato sì e di chi ha optato per il no; in questo modo si otterrebbe qualche risposta illuminante. E, the last but not the least, il rifiuto di accogliere, di farsi carico di una quota di immigrati, una buona dose di razzismo e di xenofobia, hanno giocato un ruolo decisivo nell’orientare il voto. Comunque, il popolo ha deciso così e così sia…
Intanto, alla luce del voto in Scozia e Irlanda del Nord, si profila un’altra Brexit, questa volta non della…ma dalla…E anche il Regno Unito sarà probabilmente meno unito; si ritorna alle divisioni e alle disgregazioni dopo la corsa alle unioni.
Certo, pensare ad un ritorno ai nazionalismi, o ai regionalismi, provincialismi e localismi, evoca un passato poco rassicurante e per certi versi assai inquietante.
Tuttavia, anche per chi, come me, crede che sia meglio stare in Europa piuttosto che ritornare nell’alveo degli antichi recinti che determinano emarginazione e isolamento, è giunto il momento di rivendicare un’Europa diversa.
Questo voto deve rappresentare un input utile per accelerare nella direzione di un’Europa unita per davvero. L’immobilismo in termini di unificazione effettiva sul piano politico, politiche economiche improntate al principio dell’austerity anche quando la contingenza richiedeva buon senso ed elasticità, una burocrazia eccessiva che, in paesi come l’Italia, s’innesta su un sistema già ridondante ed intollerabile, un senso di lontananza e di governo fittizio, un modus operandi che acuisce il sentire comune di un modello di governance presidiato da burocrati, lobbies, establishment, élites di varia natura, sono tutti elementi che necessitano di una riflessione attenta e ponderata. E’ ormai improcrastinabile un cambio di rotta, un ripensamento di quelle che, fino ad oggi, sono state le coordinate di un cammino che rischia seriamente di sfociare in una ritirata indecorosa.

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