PENSIERI

Istinto di autoconservazione! Lo si nota nell’uomo, negli animali e, in una forma più blanda, nelle piante. Anche nella materia inorganica si evince un simile fenomeno. Cionondimeno, a me pare che non sia il termine più appropriato per interpretare un siffatto prodigio della natura. Io preferisco parlare di un’azione perpetua della volontà di se stessi ! (31/07/98)

 

 

 

downloadQuale sventura per me venire al mondo in questa epoca! Io considero il Novecento, quantunque sia prematuro esprimere giudizi, un secolo fondamentalmente povero da un punto di vista culturale. Una tremenda morìa di valori e ideali! Abbiamo registrato dei progressi stupefacenti sul versante delle scienze a scapito della cultura umanistica, quella delle lettere, della filosofia pura: dove sono oggi i Platone, gli Aristotele, i Kant, i Dante, gli Shakespeare, i Goethe, i Leopardi, i Pascal, i Nietzsche ? L’arte ha mantenuto un certo vigore generando nuovi filoni come il cinema; il teatro non si è smarrito; per la pittura si potrebbe discutere dell’eventuale débâcle (a me pare che ci sia) ed, eventualmente, della sua portata. Comunque sia, non si può disconoscere il declino dell’architettura e della musica: vi ricordate Bach, Beethoven, Mozart ed altri? Eppure, l’aspetto più angosciante non è questo; ciò che più di ogni cosa mi affligge è la scomparsa del clima culturale tipico di altre epoche, il declino di quella dimensione culturale <<pervasiva>> che si riverberava sulla società, che forgiava il modus vivendi, che connotava la civiltà di un tempo. Se penso alla Grecia antica dei filosofi, alla Francia dell’illuminismo, al clima culturale di Parigi e Londra nell’ottocento, allo splendore del Rinascimento italiano, mi assale la nostalgia! Dove sono oggi i simposi culturali dell’Atene antica? E il clima delle corti rinascimentali? E i salotti culturali del settecento e dell’ottocento parigino? Quella dimensione culturale della vita si è perpetuata, forse, fino ai primi decenni del secolo (ricordiamo i salotti romani frequentati da D’Annunzio) per poi essere superata inesorabilmente sotto la spinta di altri interessi a partire dal secondo dopoguerra. A me pare che l’uomo, all’inizio del secolo, si sia imbattuto in un bivio: una strada portava verso la cultura scientifica, l’altra verso quella umanistica. Ebbene, la scelta è ricaduta sulla prima opzione e, nel prosieguo, l’uomo si è avvalso di una scorciatoia che conduceva all’innovazione tecnologica. Dal periodo dei numi, al secolo dei lumi per arrivare, infine, all’epoca dei…fumi! Restringendo il “campo della riflessione” ai decenni, cresce ulteriormente la mia amarezza: se almeno avessi vissuto gli anni ’60 e ’70! Erano, quelli, degli anni densi di ideali, si credeva in qualcosa e si lottava per difendere dei valori, si perseguivano degli obiettivi (se fossero giusti o sbagliati esula, per ora, dalla nostra indagine), si respirava un clima di “intensità”. Io, invece, ho vissuto gli anni ’80 e ’90: in questo torno di anni, il valore supremo, anzi l’unico valore, è rappresentato dal benessere economico. Si ostenta la propria agiatezza, si va alla ricerca del lusso sfrenato, si rincorre il divertissement, si respira a pieni polmoni un clima di…vacuità sconcertante. Nietzsche avrebbe definito questo periodo come l’era della décadence par excellence! Noi, più semplicemente, la definiamo l’epopea della superficialità ! (05/08/98)

 

 

 

L’aspetto che trovo più deplorevole in molte donne è la loro esasperata ed esasperante dedizione all’uomo; l’accondiscendenza a spogliarsi della loro individualità fino ad infirmarne gli aspetti più importanti; l’empito con il quale conculcano la propria personalità. Tuttavia, il loro errore più grave risiede nella convinzione che un simile atteggiamento rechi gioia, piacere ed un senso di orgoglio all’uomo. Forse ciò può essere vero per gli uomini di animo gretto, i quali sfoderano tali “successi”, alla stregua del cavaliere che sguaina la spada, per lottare contro la mediocrità della loro esistenza. Diametralmente antitetica, invece, sarà la reazione dell’uomo vero: egli, lungi dal provare gioia e orgoglio, ne ricaverà solo sdegno, riprovazione e noia. (29/08/98)

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