PENSIERI

Schopenhauer pensava che la volontà di vivere fosse l’essenza celata dell’universo, la sua cifra metafisica, il noumeno del mondo. Più tardi, Nietzsche spostò tale centralità sul concetto di volontà di potenza. Io penso che, limitatamente alla sfera umana, sia, piuttosto, la volontà di se stessi il quid della nostra esistenza.

 

 

downloadIl dolore ha costituito, da sempre, materia di riflessione per l’uomo, rappresentando un tratto immanente alla vita. Tra i vari pensatori illustri che si sono soffermati su tale componente della vita, è d’uopo ricordarne alcuni. Il conte Pietro Verri teorizzava la preminenza del dolore rispetto al piacere che considerava solo una cessazione del dolore stesso. Kant condivise questa teoria. Leopardi costruì il suo pessimismo cosmico intorno alla consapevolezza del ruolo centrale del dolore. Schopenhauer pensava che l’uomo fosse ineluttabilmente destinato a nascere, soffrire e morire. Nietzsche confessava l’importanza, da un punto di vista intellettuale, della sua malattia: egli, infatti, si sentiva ancor più “in salute” nei momenti contrassegnati da quei terribili attacchi di emicrania, vomito, nausea ed altro. Io, naturalmente, condivido le riflessioni di questi grandi pensatori e di tanti altri che hanno esposto delle tesi di egual tenore. In aggiunta vorrei, sulle orme di Nietzsche, esibirmi in una sorta di apologia del dolore. In virtù di tale affezione si riesce ad apprezzare quelle cose prima indifferenti o ignorate, si gusta la vita in tutte le sue sfumature, anche le più semplici, si passa ad osservare il mondo circostante da un’ottica diversa, si schiudono nuovi orizzonti. In quei momenti, la “sonda della sensibilità” riesce a scavare così alacremente sì da permettere di raggiungere profondità impensate ed insperate. Tutte queste condizioni delineano quella che io chiamo la “gioia del dolore” . (30/07/98)

 

 

Esiste il libero arbitrio tout court? Niente affatto! Affinché si possa configurare una libertà di volere e di azione a tutto tondo, essa dovrebbe presentarsi scevra da tutti quei condizionamenti endogeni ed esogeni che ne determinano la direzione. Una libertà di questo tipo sarebbe immanente ad un uomo che riuscisse a danzare perennemente sul mondo e che, con un balzo infinito, si proiettasse in una dimensione metaesistenziale ! Non parlo del superuomo di Nietzsche, per il quale i tempi non erano, e non lo sono tuttora, maturi. Io parlo del vagheggiamento di un proto-uomo, dolce frutto di un’amara utopia, per il quale i tempi giammai saranno maturi! (31/07/98)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.