REFERENDUM INFICIATO

In autunno si celebrerà un referendum confermativo assai delicato. La materia in oggetto è il nuovo assetto istituzionale dello stato in virtù di una riforma costituzionale. Cioè dobbiamo avallare o cassare una riforma di quello che può essere visto come l’involucro entro il quale si muovono dinamiche politiche e sociali che dovrebbero informare il nostro futuro. Per fugare ogni dubbio in via preliminare, dichiaro di non aver studiato a fondo la riforma proposta. Mi riprometto di farlo prima del voto in modo da avere un’idea circa i contenuti e i possibili risvolti della riforma stessa. Ma, sulla scorta del dibattito (acceso come piace agli italiani) partorito già da tempo, dico subito che Renzi, al di là di ciò che propone, ha commesso un grave errore: quello di caricare oltremodo di significati il referendum stesso. Attribuire all’esito del voto il proprio futuro politico (mettendoci la faccia come si usa dire), dichiarando che la vittoria del “no” lo indurrebbe al ritiro (seguito poi a ruota dal fedelissimo ministro competente, Maria Elena Boschi), significa dare in pasto agli affamati italiani la possibilità di strumentalizzare l’istituto referendario e di votare solo in base all’appartenenza politica e al desiderio di mandare a casa Renzi o di salvarlo, confermarlo e garantirgli (e garantirsi…) un futuro al potere! E’ doveroso precisare che, purtroppo, per tutti i referendum questa è diventata una prassi consolidata. Pochissimi votano conoscendo la materia e mossi dalla volontà di incidere sulla stessa. La stragrande maggioranza vota a seconda di chi lo propone e di chi lo osteggia, di chi è per il Sì e chi è per il No…Ma questo referendum, proprio per le ragioni di cui sopra, che ne segnalano l’importanza e la delicatezza, doveva essere sottratto a questa lotta aprioristica tra guelfi e ghibellini, a siffatto modus operandi deprecabile e assurdo, ad uno stillicidio di motivazioni ipocrite a sostegno dell’una o dell’altra posizione. E pertanto, Renzi ha sbagliato nel momento in cui ha voluto legare il proprio futuro politico, e quello della sua politica, all’esito del voto. Ancora una volta ciò che in teoria dovrebbe esprimere la nobiltà di un confronto politico fatto di valori e ideali, si trasforma in una partita di calcio nella quale, per i contendenti e per i supporters, conta solo vincere…

3 pensieri riguardo “REFERENDUM INFICIATO

  1. Situazione politica al limite dell’assurdo quella italiana, in cui i referendum diventano mera conferma di consenso, se non ricatti. O accetti il cambiamento nella costituzione o, nel più probabile dei casi, accetti un nuovo governo tecnico… Non è così che si fa politica, non è questo che mi aspetto da una classe dirigente seria ed interessata al bene del paese. Solo tanta amarezza.

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  2. Enrico…hai detto di Non aver studiato la riforma costituzionale ed io, visto che l’ho capita benissimo, ti voglio dire perché votero’ un NO convinto a questa SCHIforma…….
    Il bicameralismo non viene superato, chi sostiene il contrario dice una bugia. Continuiamo ad avere due Camere che legiferano sulle stesse materie quando invece si poteva abolire il Senato e passare al monocameralismo. I ritardi causati dalle «navette» tra le Camere sono un’invenzione: la modifica costituzionale dell’articolo 81 (pareggio di bilancio) è stata fatta in tre mesi.
    Il nuovo Senato non voterà più solo la fiducia ma deve obbligatoriamente essere consultato su materie vitali per i governi, come la legge di bilancio. Le leggi che adesso possono essere approvate con sole 4 variabili potranno essere approvate con 12 modi diversi dando la possibilità di creare molti conflitti da risolvere in Corte Costituzionale che renderà l’iter legislativo un rompicapo. Il vecchio art. 70 era composto da 9 parole il nuovo da due pagine da interpretare.
    Diminuiscono i senatori ma la struttura del Senato rimane tale e quale e l’eventuale risparmio sarebbe di soli 50 milioni l’anno. La soluzione, semmai, era quella di dimezzare tutti i parlamentari da 945 a 450 massimo.
    Per la richiesta di referendum abrogativo le firme richieste aumentano da 500 mila a 800 mila. E anche le firme per la richiesta di leggi di iniziativa popolare passano da 50 mila a 150 mila, con buona pace della democrazia partecipativa.
    La nuova legge elettorale e la riforma costituzionale sono connesse. Passi, se al primo turno una lista supera il 40% e ottiene il premio di maggioranza. Ma chi vince al ballottaggio, anche di un solo voto, governerebbe grazie ad un vero premio «di minoranza».
    È prevista l’approvazione a data certa dei disegni di legge governativi mentre questa «corsia preferenziale» non è contemplata per le leggi di iniziativa parlamentare. Così il governo monopolizza l’attività legislativa del Parlamento.
    Si riducono le competenze delle Regioni a favore del governo centrale per assumere le decisioni strategiche. ( vedi TAP TAV TEMPA ROSSA ETC)
    Con l’abolizione delle materie concorrenti aumenteranno i ricorsi tra Stato e Regioni. E, vista la complessità del procedimento legislativo, aumenterà anche il contenzioso tra Camera e Senato, che ha un potere di «richiamo» delle leggi tutto da verificare.
    La Costituzione non è intoccabile ma modificare 47 articoli della Carta a maggioranza ( anche ponendo la fiducia … Cosa squallidissima) e in un colpo solo, deve allarmare chi ha a cuore la democrazia. Non viviamo ancora in una democrazia compiuta se quasi il 50 per cento dei cittadini non va a votare. Se il Parlamento avesse affrontato più pacatamente la questione, oggi, forse, ci ritroveremmo con una riforma condivisa senza la necessità di ricorrere a un referendum a forte contrapposizione.
    Il voto dei liberi cittadini, su una riforma così importante, non può sottostare a ricatti o a strumentalizzazioni sulla continuità dell’azione del governo.

    PS. Tra l’altro questa era anche la riforma auspicata da Licio Gelli maestro venerabile della loggia massonica segreta P2 “L’architettura dello Stato dovrà prevedere la fine del bicameralismo perfetto e per il Senato, una rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, con competenze ridotte alle materie economico-finanziarie.”

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    1. Marcello, le tue considerazioni sono assolutamente legittime e dettagliate. E anche condivisibili. Tuttavia, rimango dell’idea che, purtroppo, la stragrande maggioranza degli italiani deciderà per il Sì o per il No in base alla propria appartenenza politica. E il carico da novanta (All-in direbbero gli anglofoni amanti del poker) prospettato da Renzi contribuirà ad esacerbare la suddetta italica propensione…

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